L’aritmetica di Obama
"Ero soltanto un ragazzo di campagna venuto dall’Arkansas, un posto dove la gente pensa ancora che due più due faccia quattro. E’ aritmetica”. Se sul palco di Charlotte Bill Clinton avesse detto “it’s the arithmetic, stupid!” avrebbe oscurato il presidente Obama più di quanto ha già fatto con il suo discorso fiume (48 minuti, 5.896 parole) al popolo democratico, ma l’idea è quella. L’aritmetica è il problema di Obama e l’ex presidente ha spiegato il concetto nel modo più “wonk”, più secchione, tanto che Ezra Klein, il giornalista del Washington Post che si è costruito una reputazione internazionale a forza di istogrammi e sinusoidi, era in sollucchero. Leggi I have a speech di Paola Peduzzi
10 AGO 20

New York. "Ero soltanto un ragazzo di campagna venuto dall’Arkansas, un posto dove la gente pensa ancora che due più due faccia quattro. E’ aritmetica”. Se sul palco di Charlotte Bill Clinton avesse detto “it’s the arithmetic, stupid!” avrebbe oscurato il presidente Obama più di quanto ha già fatto con il suo discorso fiume (48 minuti, 5.896 parole) al popolo democratico, ma l’idea è quella. L’aritmetica è il problema di Obama e l’ex presidente ha spiegato il concetto nel modo più “wonk”, più secchione, tanto che Ezra Klein, il giornalista del Washington Post che si è costruito una reputazione internazionale a forza di istogrammi e sinusoidi, era in sollucchero. Clinton non si è limitato a volare ad alta quota, vicino all’iperuranio dei valori e degli ideali democratici, ma si è avventurato nel dedalo della policy, e poi giù fino alle segrete dell’aritmetica.
Se i repubblicani tagliano le tasse per 5.000 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, ha detto, possono succedere tre cose. Primo: dovranno eliminare così tante agevolazioni (deduzioni fiscali, ad esempio) che le famiglie della middle class saranno costrette a pagare in media 2.000 dollari all’anno più di quanto facciano ora. Secondo: dovranno tagliare la spesa pubblica a tal punto da mettere mano ai fondi per infrastrutture, educazione, energia, salute pubblica. Terzo: faranno quello che hanno fatto negli ultimi trent’anni, accumulare debito. Questo è il modo di far di conto che piace a Obama, un presidente che per far quadrare il bilancio senza toccare la “safety net” della previdenza vuole piuttosto mantenere i livelli di spesa attuali e aumentare le tasse sui più ricchi, perfetta coincidenza di aritmetica del welfare e morale democratica. Fra la Casa Bianca, il quartier generale della campagna elettorale di Chicago e la convention di Charlotte ci sono decine di numeri che girano nella testa dei democratici: i 16.000 miliardi di dollari di debito pubblico, i 1.100 miliardi di deficit (7,3 per cento del pil) previsti dal Congressional Budget Office per il 2012, i 716 miliardi di dollari tagliati dal programma Medicare (sui quali Clinton s’è spinto un po’ troppo in là a Charlotte), la crescita economica all’1,7 per cento, troppo bassa per creare occupazione.
L’aritmetica di Obama deve considerare anche il “Fiscal cliff”, il doloroso programma di tagli della spesa e aumenti ficali che entrerà automaticamente in azione alla fine dell’anno se i partiti non troveranno un compromesso sulla politica fiscale: il “burrone” porterà il rapporto deficit-pil al 4 per cento nel 2013, ma al prezzo della recessione economica e dell’aumento della disoccupazione al di sopra del 9 per cento. E prima di salire sul palco della Time Warner Arena per accettare la nomination – il suo intervento era previsto alle 22 e 30 di ieri, orario di Charlotte – il presidente conosceva già il report sulla disoccupazione che sarà diffuso al pubblico soltanto questa mattina. Ad agosto il tasso era all’8,3 per cento, segno di un mercato del lavoro asfittico, e l’aritmetica di Obama deve puntare non già sulla situazione attuale ma su un trend positivo. Nelle ultime revisioni del discorso avrà limato qua e là a seconda delle indicazioni in anteprima del Bureau of Labor Statistics, tenendo sempre a mente un altro dato che non sfugge ai presidenti: dopo Roosevelt nessun presidente è stato rieletto con un tasso di disoccupazione sopra al 7,2 per cento.
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